Come se fosse la prima volta.

l Rito Silenzioso del Retroscena: L’Ansia del Solista.

C’è un inganno nel mestiere del musicista, una credenza diffusa che, con l’esperienza, la familiarità con il palco porti a una serena imperturbabilità. Non è così. O almeno, a me non capita mai.

Quando sali su un palco, non sei mai davvero pronto. Mai del tutto. Nonostante gli anni di studio, le centinaia di esibizioni, le ore trascorse a cesellare ogni singola nota, quei minuti prima di un’esibizione importante si trasformano in un’arena. Una parte di me, atavica e irrazionale, si chiede sempre: “E se sbaglio? E se non sono all’altezza?”

Ricordo vividamente quella stagione concertistica, la mia primissima esperienza da solista con le percussioni. La marimba davanti a me, con le sue file di tasti lucidi, sembrava più grande delle mie forze, un gigante di legno e metallo pronto a giudicarmi. La tensione di quei minuti dietro le quinte non era solo mentale; era fisica. Un nodo allo stomaco che si stringeva, le mani leggermente umide, il respiro corto che cercava un ritmo che ancora non c’era. Era la paura universale, nuda e cruda, di essere visti, di essere giudicati, di non bastare.

L’Incantesimo del Silenzio: Oltre il Punto di Non Ritorno.

Poi succede qualcosa di magico. Succede ogni singola volta, in un modo così prevedibile da essere quasi un miracolo.

Il pubblico, dopo il vociare sommesso, fa silenzio. Un silenzio denso, gravido di aspettativa, che riempie lo spazio. La luce si fa più intima, concentrata. La bacchetta incontra la prima nota. Il suono, chiaro e vibrante, si espande nella sala. E in quell’istante preciso, un interruttore scatta.

Capisci che non puoi più tornare indietro. Non c’è più spazio per il dubbio, per le paure insidiose del retroscena. L’unica opzione è andare dritto fino alla fine. Non è solo un atto di coraggio, è un tuffo nel presente. Sei lì, convinto di ciò che sai, del lavoro immenso che hai fatto, e con un solo desiderio: donare qualcosa di te, un frammento della tua anima, alle persone che ti stanno ascoltando.

Lì, in quel momento di massima vulnerabilità, dove non puoi nasconderti, scopri la tua vera forza. E la musica diventa il ponte di cui abbiamo parlato, ma vissuto nell’istante.

La Leggerezza Indescrivibile e il Desiderio di Ricominciare.

La tensione si scioglie nota dopo nota, l’esecuzione diventa un flusso, un dialogo intimo con lo strumento e con il pubblico.

E poi, la fine. L’ultima nota che vibra, il silenzio che si rompe, l’applauso che arriva come un’onda calda. In quel momento, non ricordi gli errori tecnici, le piccole imprecisioni che ti hanno fatto storcere il naso. Ricordi il tremore delle mani quando il sipario è calato, l’adrenalina ancora in circolo, una sferzata di energia che ti rende quasi leggero. E una sensazione indescrivibile, quasi un bisogno primordiale, ti fa pensare solo a una cosa:

“Rifacciamolo!”

La cosa più bella, la vera benedizione di questo lavoro, è che, nonostante gli anni e l’esperienza, queste emozioni non smettono mai di esserci. Ogni concerto è una rinascita. Ogni performance è un primo appuntamento con la musica. E questo mi porta a pensare che il bello, il significato più profondo di questa strada, sia proprio questo: continuare a fare questo lavoro, ogni singola volta, come se fosse la prima volta. Con la stessa paura, la stessa dedizione, e la stessa, immensa gioia.

La Tua Prima Volta: Inizia a Costruire il Tuo Palco.

Se queste parole risuonano in te, se senti anche tu il richiamo del palco o la voglia di esprimerti attraverso la musica, sappi che le emozioni forti, le sfide e le immense gratificazioni sono parte integrante del percorso.

Nel mio studio, non solo ti preparo tecnicamente, ma ti guido attraverso le esperienze che rendono un musicista completo.

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