VITO PERRINI

PERCUSSIONIST – DRUMMER – EDUCATOR

Oltre la Tecnica: L’Ascolto come Atto di Libertà.

Ci sono giorni in cui la musica sembra darti tutto: senti il groove che scorre fluido, le mani che rispondono a ogni intenzione, la mente lucida. E poi ci sono altri giorni, quelli più difficili, in cui sembra toglierti ogni certezza. Ti senti goffo, fuori tempo, quasi estraneo al tuo stesso strumento. Ma ho imparato una cosa fondamentale in questi anni: è proprio lì, in quel senso di smarrimento, che sta avvenendo la vera crescita.

Studiare non è solo addestrare le mani

Spesso pensiamo che studiare musica significhi solo accumulare ore di tecnica, velocità e precisione. Certamente la disciplina serve, ma ho capito che il vero studio consiste in qualcosa di molto più profondo: imparare ad ascoltare.

Ascoltare se stessi, senza giudicarsi troppo severamente. Ascoltare chi suona con noi, per trovare un respiro comune. Ascoltare chi ci critica e chi ci ispira. Ogni nota che entra nelle nostre orecchie lascia una traccia indelebile, anche quella che non ci piace o quella che, in quel momento, non riusciamo a decifrare. Tutto si stratifica, tutto diventa parte della nostra identità futura.

La forza del fare spazio

Ricordo periodi interi passati chiuso in studio, ossessionato dalla ricerca di un suono particolare, di un gesto tecnico perfetto, di un’idea che non voleva arrivare. In quei momenti la frustrazione è un’ombra costante. Eppure, la risposta arrivava quasi sempre quando decidevo di fermarmi.

Ho capito che la crescita non arriva sempre dal “fare di più”. A volte arriva dal fare spazio: allo stupore, all’errore e, soprattutto, al silenzio. Solo quando svuotiamo la mente dal rumore delle nostre aspettative, riusciamo a trovare la direzione giusta. Il silenzio non è assenza di musica, è il terreno fertile dove la musica può finalmente nascere.

Il coraggio di non sapere

Ai ragazzi che vengono qui in studio per preparare i loro esami Trinity o semplicemente per trovare la loro strada, ripeto sempre una cosa: non abbiate paura di non sapere. In un mondo che ci chiede di essere sempre pronti, performanti e sicuri di noi stessi, la musica ci insegna l’esatto opposto. La musica non premia chi pensa di aver capito tutto, ma chi conserva la capacità di restare curioso. Ogni prova in sala, ogni palco calcato, ogni errore commesso davanti a un pubblico o in solitudine, è un passo necessario verso la nostra voce più autentica.

Un viaggio senza traguardo

Oggi vorrei che chiunque stia lottando con un esercizio difficile o con un momento di stasi ricordasse questo: nella musica non esiste una “fine”. Non c’è un traguardo definitivo oltre il quale possiamo dire di essere arrivati.

Esiste solo un cammino fatto di ascolti attenti, di tentativi coraggiosi e di piccole, improvvise epifanie. È un viaggio che non finisce mai, ed è proprio questa la sua bellezza.

Perché la curiosità, prima ancora della tecnica, è la nostra prima e più autentica forma di libertà artistica.


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