Ci sono momenti nella vita di un musicista che non si misurano in battute o in applausi, ma nella profondità del segno che lasciano nell’anima. La “Season 2010” per me ha un nome e un luogo preciso: Santuario del Divino Amore, Roma.
Ricordo ogni dettaglio di quei giorni come se fosse ieri. Ero stato chiamato a suonare in occasione della beatificazione di Chiara “Luce” Badano, una giovane che ha saputo trasformare il dolore in una forza luminosa e contagiosa. Non era solo un evento religioso; era l’incontro con una storia che stava cambiando la vita di migliaia di giovani in tutto il mondo.
Il Cantiere della Musica: Loppiano e Roma
La direzione musicale era affidata al Gen Rosso, una realtà che ha sempre saputo vedere nella musica uno strumento di unità. Il progetto era ambizioso: coinvolgere musicisti professionisti e un coro immenso di giovani provenienti da tutta Italia, carichi di un entusiasmo travolgente.
Il lavoro iniziò a maggio, con una settimana di prove intense a Loppiano, vicino Firenze. Fu lì che iniziammo a tessere la trama sonora di quello che avremmo vissuto mesi dopo. Poi, a settembre, ci ritrovammo a Roma per i giorni frenetici e carichi di attesa che precedevano la celebrazione. Furono giornate fatte di attese, scambi, accordature e, infine, due celebrazioni dove la musica non era più solo “esecuzione”, ma emozione pura, fede e vita.
Il Momento del Passaggio
All’epoca stavo concludendo i miei studi in Conservatorio. Mi trovavo in quella terra di mezzo, affascinante e terribile, in cui senti addosso la responsabilità del “diventare grande”, ma dentro bruci ancora con tutto il fuoco e l’incoscienza dell’inizio.
Ero lì, seduto dietro le mie percussioni, davanti a migliaia di persone. Ma in realtà ero davanti a qualcosa di molto più grande: un’esperienza che fondeva arte, spiritualità e condivisione umana. Stavo imparando cosa significa mettere il proprio talento al servizio di un messaggio.
Un Seme che Continua a Crescere
Quello che ho portato a casa da Roma non è stato solo un ricordo da mettere in bacheca. È stato un seme. In quei giorni ho conosciuto musicisti straordinari, anime affini che oggi, a distanza di sedici anni, fanno ancora parte del mio percorso professionale e della mia famiglia elettiva.
Attraverso il lavoro con il Gen Rosso, ho riscoperto una verità che guida ancora oggi il mio lavoro al VP Studio: la musica è servizio, è ascolto, è, in un certo senso, una forma di preghiera che unisce le persone.
Certe esperienze non si possono esaurire in un racconto, si custodiscono gelosamente. Ma continuano a suonare dentro, in silenzio, ricordandomi ogni giorno perché ho scelto questa strada. Se qualcuno di voi volesse approfondire questa storia o sapere cosa si prova a vivere un evento del genere “da dentro”, la mia porta è sempre aperta per uno scambio sincero.
